Giuseppe Cascella

Giorgio De Cesario con il Maestro Cascella ne La Casa degli Artisti Gallipoli

Giuseppe Cascella nasce a Nocera Inferiore provincia di Salerno, il 27 Ottobre 1955. Nel 1978 convoglia a nozze con Maria Somma, originaria di Lettere, provincia di Napoli, con la quale mette al mondo tre figli (Antonio, Francesco ed Anna).
Sin da piccolo ha coltivato la passione per il presepe e con amore e cura ha trascorso giorni e giorni vicino alla costruzione del presepe di casa. Questa passione continuò nel tempo, diventando arte e stile artistico. Ancora oggi, come da bambino, si ritrova a perdersi nel dolce incanto della natura montanara per trarre dalla realtà nuove idee scenografiche presepiali. Egli è anche un pittore, così eclettico da riuscire a passare da una tecnica raffinata e iperrealista fino a raggiungere toni espressionisti.

Giuseppe Cascella ama presentare ogni capitolo della sua storia pittorica come una sorta di percorso che svela il segno di un recupero, introduce alla citazione, rimanda l’arte ai sistemi funzionali del mondo reale. I suoi punti di forza sono senz’altro lo stile dell’attività creativa, i suoi fantasmi e le sue preferenze misticheggianti e simbolistiche. Ovviamente, non si tratta solo di semplice legame d’affetto, ma di intima corrispondenza culturale, di travasi e di scambi idonei a creare una mentalità, un modo di stare dentro la contemporaneità, un percorrere un cammino di dedizione che dà stimoli, sicurezza, verticali aperture di vita interiore.

L’artista rivolge la sua attenzione ai paesaggi ed ai personaggi, al sacro e al profano, descrivendone i tratti salienti, alla sua maniera, con una particolare attenzione nel coglierne e trasmetterne l’essenza. La naturalizzazione di quel dato spirituale è il disegno, il colore degli autori più amati e più amici risponde del resto all’abito più schietto, più caratterizzante, in Cascella. Egli ha compreso con nitidezza che noi abbiamo pochissimo da aggiungere al volume già tracciato nei secoli: basta inserirci, se lo vogliamo, nel gran flusso per mezzo di minimi accorgimenti e false deviazioni.

Le grandi problematiche esistenziali, compresa quella fondamentale della fede divina, innervano la comunicazione, la rendono coinvolgente, in certo modo drammatica. La risposta è elemento di nuova domanda. La rassicurazione, il conforto sono veri e profondi, ma non definitivi. Da qui la ricerca del dialogo, con le persone, gli esseri, le cose, il mondo intero, la storia: un’accorata narrazione aperta.

L’aspetto etico è forte, pure non esaurisce il valore dell’esperienza fatta.

La caratteristica costante è la visione del singolo e del momento all’interno di un grande ciclo di vita, molteplice e universale. In questo modo, mi pare, l’opera dell’autore si trova ad essere inserita in una corrente dal dinamismo lento e inarrestabile, dal tono avvolgente che prende e lascia e torna a riprendere, che porta a riscoprire l’unicità e validità di tutti i momenti dell’esperienza. Opere che risolvono in sé ogni valore etico ed estetico attraverso l’esaltazione dei significati contenuti nell’occasione genetica intesa come momento di mediazione tra la realtà della storia, della cronaca e quella dei sentimenti e della ragione individuali. Cascella spinge questo rapporto tra storia e individuo, tra senso e significato, fino all’estremo di una contaminazione in cui il linguaggio rappresenta l’unico filo di connessione, vero e verificabile perché contestuale ad una esistenza di memorie, affetti, di tradizione, di incontri. Pittura come ready made che trasporta personaggi e immagini del passato in un immaginario fortemente attuale. Un’arte acuta e diretta, vissuta come un’avventura libera e giocosa, condita con una buona dose di ironia ed autoironia. E anche se la perdita di ingenuità e di innocenza ci fa soffrire, anche se aspiriamo comunque all’incontaminato e all’originale, dobbiamo renderci conto che siamo noi, anche nostro malgrado, gli eroi di questa epoca, proprio perché, nella gara del tempo, ci siamo piazzati ultimi.

Di     Eugenio Giustizieri